strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Scrivere a comando

17 commenti

Dove eravamo rimasti?

Ah, sì – professionisti e non, perché il genere e non qualcosa che venda davvero

Poi, Alex Mcnab osserva

In una cosa non sono invece assolutamente professionale. Non riesco a scrivere a comando.

E questo è grave.
Ok, non grave quanto non aver visto I Goonies, ma piuttosto grave.
Perché se la composizione è una delle cinque eccellenze taoiste, e ci permette quindi di sopravvivere anche in caso di crollo della civiltà, per stare più coi piedi per terra, la capacità di scrivere a comando può farci raggranellare qualche euro in più per mettere il pane sulla tavola, ed al contempo ci rende simpatici agli editor (che sanno di poter contare su di noi anche in tempi stretti), accentua la nostra immagine di uomini di scrittura e ci permette di sfidare a duello – tu, io, due Olivetti e una risma di carta – gli importuni che osano andarci contropelo.
Bello liscio.

Posto quindi che si tratta di una capacità essenziale, come la sviluppiamo?

E qui naturalmente la mia opinione vale la vostra, nel senso che non mi stancherò mai di ripetere che non esiste una sola strada per arrivare dove vogliamo arrivare, e che non necessariamente quella che per me è la strada miglore lo debba essere anche per voi.

E aggiungo, visto il tema, che di fatto dobbiamo decidere se vogliamo scrivere a comando, in generale e nel caso specifico.
Io personalmente credo sia più che opportuno imparare a scrivere a comando, pur riservandosi la libertà di rifiutare certe offerte se non ci acchiappano.

Quindi, sistemata così la questione morale, come facciamo ad allenarci?

Beh, chiunque sia uscito dal sistema scolastico nazionale di fatto ha già scritto a comando – temi, relazioni, tesine.
La formula minima è un tema e un tempo determinati.
Si tratta di un buon esercizio.
Ed effettivamente, scrivere a comando è un mix di esercizio e logistica.

E poiché sugli esercizi ci vorrei fare un post a parte, occupiamoci della logistica, in questa sede.

Primo – determinate il numero di parole.
Che sia un concorso o un lavoro pagato, è ragionevole che abbiate un numero minimo ed un numero massimo di battute, parole o cartelle.
Io di solito preferisco le parole, perché gli americani di solito sono quelli che pagano a parole (ed io per ora ho incassato di più dagli americani che dagli italiani), voi potreste avere abitudini o preferenze diverse.
Il numero di parole è importante perché vi dice quanto spazio di manovra avrete, e vi fornisce un obiettivo.
Si tratta di due parametri importanti.
Nota: il vostro word processor contiene una utilità per contare caratterie parole (di solito alla voce Tools)

Secondo – datevi una scadenza.
Concorsi e contratti hanno una scadenza – ma nessuno vi impedisce di darvi una scadenza se il progetto sul quale intendete lavorare non vi arriva con un termine prefissato.
Lavorare con una scadenza significa rischiare di passare gli ultimi due giorni alla tastiera per finire.
Lavorare senza una scadenza significa rischiare di non finire.
Nota: esistono un sacco di software che vi aiutano a ricordare le scadenze – cecate quello che vi piace di più ed usatelo..

Terzo – datevi un ritmo.
Numero di parole/giorni dalla scadenza = numero minimo di parole da macinare al giorno.
Aumentate tale numero di un 15%, e consideratelo il vostro obiettivo giornaliero.

Nota: consiglio di aumentare di circa il 15% l’output quotidiano perché, il giorno dopo, sarà necessario rileggere quello che avete scritto il giorno prima, e tagliare il superfluo. Scrivete circa 1200 parole oggi per averne domani circa 1000 a cui dare il seguito.
Rileggere ed editare giorno per giorno è essenziale.

Quarto – mettetevi a scrivere.
Non mi interessa se scrivete nella pausa pranzo, la sera dopo cena o sul treno col vostro portatile/smartphone/taccuino.
La cosa essenziale per il momento è scrivere.
L’ideale, come ho dato per scontato fin qui, è scrivere ogni giorno – ma si potrebbe anche decidere di dedicare solo i weekend alla scrittura, o solo i giorni dispariu… fate voi, ma tenete conto della vostra scansione temporale quando calcolate il minimo output, ed attenetevi alla vostra tabella di marcia…

Quinto (ma fondamentale) – divertitevi.
Sì, ok, il 5% è ispirazione, il 95% è traspirazione, l’uomo deve guadagnarsi il pane col sudore della fronte, tocca partorire nel dolore, gli imprenditori non sono missionari… di frasi fatte che spiegano perché dovete spaccarvi la schiena possiamo trovarne diecimila.
Ma se non vi divertite a fare ciò che fate, allora ha un po’ poco senso farlo.
E per la scrittura (così come per la lettura) vale doppio.

Nota. di solito divertirsi aiuta anche ad avere delle buone idee.

Sesto – siate onestamente cinici.
È lavoro a comando, giusto? Mercenariato, prostituzione…
Il divertirsi non c’entra – immagino che ci sia chi si diverte, a fare il mercenario, ma il punto non è quello, o lo si farebbe gratis…
Magari il vostro lavoro, una volta pagato, non verrà neppure pubblicato col vostro nome.
O non verrà pubblicato del tutto.
O si tratta di qualcosa di fatto per pagare la bolletta della luce, e francamente non potrebbe fregarvene di meno, di cosa capiterà dopo che voi avrete pagato i conti.
Allora ammettetelo con voi stessi – fin da subito – e possibilmente anche con gli altri.
Non ammantate la cosa di romanticismo, non datevi delle arie.
In questo modo, tra l’altro, avete poco di che preoccuparvi di quelli (e ci sono sempre) pronti a darvi dei morti di fame perché invece di regalare il vostro lavoro a loro, lo avete venduto a qualcun’altro.
A certa gente evidentemente nelle stazioni di servizio fanno il pieno gratis.

Nota: ricordatevi di Alan Smithee.

Settimo – non fatelo per i soldi.
Che visto il punto sei, pare un po’ scema, come osservazione.
Però no, davvero, non fatelo per i soldi.
Fatelo perhé vi darà l’opportunità dio poter cenare in quella pizzeria in cui non siete mai stati.
O perché vi pagherà le vacanze.
O perché è un’altra tacca sul calcio della vostra Remington.
Trovatevi un motivo vostro che vada al di là del mero guadagno, che abbia a che fare col vostro arricchimento personale ed esperienziale – chissà che da quella pizza o da quella vacanza non nasca una buona idea per una storia, che quell’ennesima tacca sulla Remington non vi apra nuove prospettive..
Ridurre tutto al semplice quattrino è rischioso, perché è la strada che conduce all’aridità.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

17 thoughts on “Scrivere a comando

  1. Ok, risponderò in maniera estremamente pratica.

    Purtroppo (o forse per fortuna) scrivere non è il mio vero lavoro. Va da sé che lo faccio nel tempo libero, dedicando alla nobile arte molte ore a settimana.
    Finora ciò che mi spinge a questo atto masochistico è la soddisfazione, la gioia emotiva di scrivere cose che mi piacciono e che credo possano piacere ai miei 10, 50 o 100 lettori.
    Se (caso IPOTETICO, eh 😉 ) qualcuno mi contatta dicendomi “Ho visto che scrivi bene. La mia casa editrice propone una collana fantasy molto classica, coi draghi, i barbari, gli elfi e quelle cose lì. Ti andrebbe di scrivere una storia con questi elementi?”
    Beh, se dovesse succedere, i casi sarebbero due:
    1) Mi piace l’idea di scrivere una cosa così, quindi ok(invece la risposta è NO, non mi piace, soprattutto non nei termini terra-terra in cui mi è stat… ehm, mi verrebbe proposta);
    2) Ok, posso scrivertela ma mi paghi. Il che non vuol dire un tozzo di pane e la presunta gloria di comparire, con pseudonimo!, nella tua collana fentasi.

    Ma qui finiamo nel solito discorso sul quanto l’attività di scrittore non venga considerata professionale nel contesto italiano.
    Il che è un’immensa tristezza.
    Perché io quel romanzo “coi draghi e con gli elfi” posso anche scrivertelo, se mi paga le bollette e mi consente al contempo di dedicarmi ad altri miei progetti più interessanti. Ma non te lo scriverò mai, se i soldi che mi proponi coprono a malapena un paio di cene al mio cinese di fiducia.

  2. Riguardo allo scrivere a comando più o meno la penso come Alex, ma dipende da cosa s’intende.

    Per esempio, non dovrei partecipare a concorsi letterari o a gare. Invece sto partecipando a una mega gara letteraria sul forum La tela nera, e quello è in fondo scrivere a comando, anche se non si viene pagati. Ho un argomento, un numero di parole minimo e massimo, una scadenza.

    Così come m’è capitato di scrivere dei testi per un’azienda tedesca. Stesso discorso. Ho un argomento, un numero di parole minimo e massimo, una scadenza. E in quel caso anche soldi in tasca 🙂

    Certo, esistono dei temi che proprio non riuscirei a trattare, tipo se un editore mi chiedesse di scrivere una storia d’amore alla Harmony…

    Hai però ragione sul fatto che, se uno scrive perché quella è la sua passione, allora deve anche adattarsi.

    Se poi dovessimo diventare Stephen King, allora potremmo anche permetterci di scrivere quello che ci pare.

  3. @Alex: condivido, e non parliamo di pseudonimi, che quella storia proprio non la digerisco 😀

  4. @Alex
    Concordo e sottoscrivo – e vorrei aggiungere che il mio post non era una critica alla tua posizione, anzi.
    Il mio è piuttosto un discorso su una capoacità che – e credo che qui concordiamo – è abbastanza essenziale: saper scrivere in maniera economica, con tempi stretti, sulla base di un’idea altrui.
    Saperlo fare è importante.
    Farlo – quando le proposte sono di quel genere, eh, beh… parliamone 😉

    Riguardo al pagamento per questi lavori di mercenariato, sono sempre e solo storie dell’orrore – il che segnala il fatto che è la scrittura in se, ad essere svalutata in questo paese.
    Se può consolarti, scrivere da mercenari saggistica non rende di più della narrativa.
    Che bel quadretto, eh?

  5. Io rientro fra quanti non riescono a scrivere a comando (OK non son racconti ma sceneggiature, ma siam lì)… semplicement ogni volta che provo a scrivere su input che non vengono da me fallisco miseramente… ultimo esempio: breve racconto su Michael Douglas… niente da fare, non rientrava nella mia mentalità ed il foglio è rimasto completamene bianco

    Ma io per l’appunto non sono certo un professionista e lo faccio solo per passatempo

  6. @daniele
    Su quella degli Harmony, ne parliamo più avanti 😉

  7. Lady Simmons
    Persdonate l’entrata con altro nick, ma sono nelle curve coi tempi.
    Scrivere a comando, per chi scrive anche a livello “amatoriale”, è certamente pratica fattibile. E’ un esercizio di stile, se mi passate la citazione. E uno scrittore è in grado di compiere quest’atto.
    Il punto è SE VUOLE scrivere a comando, come giustamente dice Alex. Per soldi o per amore o per amicizia, o per gioco.
    A suo tempo, un pingue editore leggendo i miei scritti sentenzio: “Lei scrive molto bene, ma deve scrivere di qualcosa in cui la gente possa riconoscersi, qualcosa che vende”.
    Se l’avessi fatto, probabilmente ora sarei gui come special guest a tenere un workshop sulla scrittura. Forse starei scrivendo minchiate come Twilight e nuotando in una piscina a forma di cuore.
    Invece quel giorno ho rifiutato la compravendita, ho ringraziato educatamente l’editore, mi sono alzata, ho preso i miei manoscritti e sono andata via.
    Sono ancora capace di scrivere a comando e lo farei a pagamento se mi permettesse di lasciare il lavoro banale e noioso che svolgo. Oppure lo farei per sfida, per sberleffo, per gareggiare con voi all’ultima penna.
    Per esempio, si che scriverei per la collezione HArmony, con uno pseudonimo, s’intende. Tipo Lady Thorn, che so, per cianciare di cosce madide di sudore e petti anelanti che si stringono al calar del sole.
    Molto scrittori hanno scritto a comando, ma non è che l’esercizio abbia prodotto sempre alti risultati…
    ARTE vs MESTIERE di SCRIVERE, ecco la differenza

  8. e per la cronaca, adoro i Goonies

  9. Come al solito, io sono piuttosto cauto quando si parla di arte.
    Ma qui credo di non aver spiegato chiaramente il mio punto.
    È chiaro che chiunque decide come e quando scrivere.
    E cosa.
    E nessuno è obbligato a scrivere su richiesta, per conto terzi, come mercenario.

    Il problema, tuttavia, è doppio.
    In primo luogo, la capacità di scrivere entro certi vincoli, con tempi e modi stretti, lavorando su uno spunto altrui, rappresenta una eccellente forma di esercizio. È il genere di disciplina che può sempre servire – che la si usi per fini commerciali o da diporto.

    In secondo luogo, imparare a scrivere a comando mantenendo le distanze è un meccanismo di difesa proprio da quel genere di alienazione che si rischia di sviluppare quando ci si abbandona al mercenariato senza regole.

    Per citare il solito Ellison, il fatto che un medico presti il proprio servizio in un bordello non significa che stia andando a puttane.
    Il fatto che io scriva (che ne so, per necessità economiche) un Harmony o un fantasy di collana con house name, o un clone di Twilight, non significa che io debba sacrificare la mia capacità di gestire un dialogio brillante, la mia capacità di tratteggiare i personaggi, la mia inventiva, il mio ritmo.
    Scrivere da mercenario non mi obbliga a scrivere male, se posseggo la disciplina per affrontare le trappole insite nello scrivere a comando (tempi brevi, spazio limitato, idee convenzionali) senza sacrificare le mie capacità.
    Scrivere a comando, se fatto consapevolmente, non significa vendersi, prostuituirsi e soprattutto non significa necessariamente abbassare i propri standard, svilire la propria arte, perdere il tocco, diventare generatori di letame.
    Serve disciplina.
    Ma se imparo ad essere me stesso, quando scrivo, nonostante i limiti, praticando una certa disciplina, quando mi verrà offerto un lavoro a comando non dovrò abbandonare nulla di ciò che sono, perché anche quella tecnica appartiene alla mia personale scatola degli attrezzi, e posso usarla senza compromessi.

    Poi, resto libero di rifiutare ciò che non mi piace.
    Ma so di avere la capacità per affrontarlo (se solo volessi) e per uscirne benissimo.

  10. @Davide: delurko brevemente per un chapeau alla tua ultima risposta. Sottoscrivo parola per parola. Scrivere a comando secondo me è molto difficile, ma scrivere bene è difficile comunque, che sia a comando o per i fatti propri. OT: siccome è la prima volta che posto, ti sventolo qualche sincero complimento per il blog.

  11. Bentrovato, Diego, e grazie per i complimenti.
    Continuo a ripeterlo – il merito è anche dei commentatori.
    Questo blog è un prodotto collaborativo.

  12. Lady Simmons
    Concrodo con Davide quando dice che

    “Scrivere da mercenario non mi obbliga a scrivere male, se posseggo la disciplina per affrontare le trappole insite nello scrivere a comando (tempi brevi, spazio limitato, idee convenzionali) senza sacrificare le mie capacità”.

    Nessuno afferma che scrivere a comando significhi necessariamente scrivere male. Non è affatto così. Ma scrivere in modo “mercenario” o a comando significa perdere l’ispirazione spontanea, che mio avviso è più probabile che generi arte. Dove per arte intendo qualcosa che merita di essere tramandato, che susciti meraviglia. Di fatto, ci ricordiamo di Shakespeare, ma non conosciamo un solo autore di Harmony. Per quanto sicuramente tra gli scrittori di Harmony si annoverano ottimi autori, forse celati da uno pseudonimo.
    Scrivere per propria ispirazione genera un certo tipo di scrittura, scrivere a comando è meno affascinante se vogliamo, forse più redditizio, non meno impegnativo.

  13. Discorso interessante.
    Non ne sono completamente convinto, ma posso capire che le idee mie siano qualcosa in cui ho un maggiore investimento rispetto alle idee che qualcuno mi fornisce dall’esterno, e che quindi io tenda a dare qualcosa in più.

    Ma qui andiamo a sbattere contro il solito grosso problema – da dove vengono le idee?
    Esiste l’ispirazione?
    E cos’è?
    E Shakespeare, non ha mai scritto su commisione?
    Neanche quando la regina Elisabetta gli commissionava una commedia?

    Tutte domande che meritano un post a parte.
    O anche due.

  14. In effetti ricordiamo Shakespeare per le sue opere commerciali, quelle con cui doveva mantenere la famiglia, non i sonetti o le poesie in cui credeva di aver espresso la sua vera arte.
    Secondo me il problema è quanto ti stimolano le premesse e quanta libertà hai. A volte si sente dire del tal romanzo uscito in una collana di tie-in che è meglio di tanti originali.
    Se a te come scrittore, poniamo, piace Alien o Dr.Who, e se ti lasciano abbastanza mano libera perché in fondo questi romanzi i fan li comprano comunque, puoi anche sbizzarrirti e forse ne viene fuori qualcosa di valido.

    Certo se a te non piacciono Harmony e Fantasy, e sei costretto non solo a scriverne uno ma a rispettare passaggi obbligati imposti da qualcun altro, è difficile il risultato sia gran che.

  15. Concordo in pieno.
    Alla fine il discriminante è quanto ci posso mettere del mio.
    E quanto mi ci diverto.

  16. Lady Simmons
    Poffarbacco… il Grande Puffo ha sempre ragione…

    Adoro questi post dove mi devo scervellare per capire se sono d’accordo o meno…GRAZIE! In un mondo di microcefali voi siete il mio materasso d’acqua, la mia tequila, la cioccolata assieme alla panna, la doccia fredda quando ci sono 45° all’ombra.
    Si è vero, Shakespeare scriveva su commissione.
    Ma i sonetti…che alta magnificenza rispetto al resto!
    Si potrebbe quindi affermare che un vero scrittore possa rendere particolare qualsiasi cosa scriva, indipendentemente dal successo editoriale=economico.

  17. Pingback: La Spinta, parte prima « strategie evolutive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.