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APE – come pubblicare un libro

14 commenti

Ne avevo avvevo accennato domenica, l’ho letto in tre notti – e a cavallo di pasti e pause nel lavoro.

51+ISsTRGxLAPE: Author-Publisher-Enterpreneur: How to Publish a Book è un libro che in cartaceo supererebbe le 400 pagine, ed è disponibile tanto a stampa quanto in differenti formati elettronici.
In formato Kindle pesa quasi cinque mega.

Gli autori sono Guy Kawasaki e Shawn Welch.
Già uomo del marketing di Apple, consulente per diverse aziende Kawasaki è un popolare conferenziere, è un blogger con un ampio seguito, ed ha all’attivo una dozzina di libri.
Welch è stato editor per la Pearson – nota casa editrice di ambito tecnico-didattico – ed è stato a sua volta coinvolto in diversi progetti Apple.

APE, come già accennato, si propone di diventare il Chicago Manual of Style per il self-publishing – il riferimento definitivo, il testo che da solo contiene tutto ciò che è indispensabile sapere.

Il libro è suddiviso in tre sezioni – prevedibilmente una dedicata all’Autore, una all’Editore ed una all’Imprenditore.
Tre ruoli, sostengono Kawasaki e Welch, che l’autore indipendente e auto-prodotto deve rivestire in parallelo nello sviluppo del proprio progetto.

È importante notare che questo non è un manuale di scrittura, e la prima parte, dedicata alla figura dell’autore è strettamente focalizzata – dopo una panoramica sul mercato degli ebook e sui pro e contro dell’autoproduzione – su aspetti tecnici e tecnologici.
E qui, sorge una certa perplessità: davvero dovrei scrivere il mio libro su un Apple MacBook Air, usando Microsoft Word?
Davvero il bello del MacBook è che posso portarmelo da Starbucks per scrivere?
Non c’è davvero scampo?
È un caso – l’unico*, per ciò che ho potuto rilevare – in cui il sospetto che ci sia un product placement nel volume diventa molto forte.

Guy Kawasaki

Guy Kawasaki

D’altra parte, il volume giustifica l’adozione di Word segnalando problemi che anche io ho avuto nell’utilizzare un software differente da Word nel creare ebook.
Per cui, almeno la parte relativa al software, è circostanziata.
E non è che APE si fermi a Word – il testo analizza in maniera convincente una varietà di software di scrittura, da OpenOffice Write a LaTeX passando per Scrivener (e una serie di software per Mac).
E questo – quello di esaurire un argomento coprendo tutte le possibili scelte – è il taglio del volume: le stesse analisi delle opzioni disponibili vengono riservate ai diversi problemi di formattazione per generi, ad esempio, o ai servizi di editing (distribuito, a pagamento, tramite volontari), ai software di conversione verso i diversi formati.
E poi, passando alla parte dedicata al ruolo dell’editore, lo stesso approccio viene applicato alle piattaforme di self publishing (da Kindle in avanti) e di print on demand, ai sistemi per la distribuzione indipendente di file (da quelli generici a quelli specifici solo per gli ebook), a percentuali e royalties, alle parti scritte in piccolo negli agreements, ai sistemi di pagamento. all’ISBN e le sue trappole.
E all’editoria on demand in cartaceo, che non è male come argomento.
E c’è anche la stampa offset – che per grossi volumi e per certi tipidi libri rimane preferibile e più economica.

Shawn Welch

Shawn Welch

APE include 378 link esterni – non esiste voce della quali si occupi il manuale, o aspetto della produzione di un testo (non tanto della scrittura – niente show don’t tell o simili, si diceva) e della sua pubblicazione, per la quale non vengano offerte una mezza dozzina di alternative – molte note, altre decisamente nuove (per lo meno per me) – e non venga fornito un link.

Ma la parte più interessante – ancora una volta, per me – è quella relativa al lato imprenditoriale dell’autopubblicazione.
Se infatti APE apre mettendo bene in chiaro che scrivere per i soldi non è una politica destinata a darci grandi soddisfazioni, è anche vero che la questione denaro è ben definita, e trattata in maniera piacevolmente pragmatica.
Diventare editori di noi stessi, ci spiega Kawasaki (è sua la voce principale nel testo) ci costerà 4000 dollari. Se saremo in gamba, potremo riuscire ad abbassare quel costo fino a circa 1000 dollari.
Ma quella è una cifra non trattabile.
Perciò, se il nostro libro non alzerà 1000 dollari, noi avremo lavorato in perdita.
Può essere una nostra scelta, ma deve essere una scelta consapevole.

Detto ciò, lo scopo del manuale è, da una parte, aiutarci ad abbassare quella cifra di 4000 dollari, per portarla il più possibile vicino ai fatidici 1000.
E dall’altra, spiegarci come “spingere” il nostro libro in modo che venda quelle 500 copie su Amazon, a 2 dollari di royalty l’una, necessarie a farci andare in pari.

Ed ecco quindi la discussione – negli otto capitoli finali del libro – di questioni come la definizione di un marchio e di una strategia di marketing a basso costo, come la scelta e la gestione della piattaforma, come l’uso della rete e dei suoi diversi abitanti (social media, blog, riviste online eccetera).

Come si sarà capito – MacBook Air a parte – APE mi è piaciuto: è la risposta alle mie domande per ciò che riguarda l’autopubblicazione… anche e soprattutto alle domande che non mi ero mai posto, riguardo ad aspetti che non avevo affatto considerato.
Aggiungo che il tono ed il taglio del testo mi hanno divertito – APE fila come un diretto, e si legge tranquillamente in due o tre serate.

espresso1Difetti?
Il principale, ed il più ovvio, è che APE fa riferimento al mercato in lingua inglese.
I numeri e gli esempi citati, le dinamiche prese in considerazione, la disponibilità di certe tecnologie (le stampatrici Espresso Book Machine, ad esempio, la più vicina delle quali, per me, si trova se non sbaglio a Parigi), tutto è riferito al mercato di lingua inglese, e ad un autore basato preferibilmente negli Stati Uniti.
C’è anche una bella parte su traduzioni, diritti sulle medesime, e regimi fiscali in diversi paesi non di lingua inglese – ma sempre con un punto di partenza americano.
Non è gravvissimo, ma lascia aperta la prorta a quella solita faccenda che ormai conosciamo bene – si legge il capitolo sul coinvolgimento dei social network, si prova un certo entusiasmo, e poi ci si sente dire “ma qui non funzionerebbe mai”.

Ma nonostante ciò, il lavoro di Kawasaki e Welch è un ottimo testo di riferimento.
Ora, tocca solo lavorarci.

————————————-
* O forse no – i riferimenti a Google+, progetto sul quale lavorano sia Kawasaki che Welch, sono frequenti.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

14 thoughts on “APE – come pubblicare un libro

  1. Diciamo che me l’hai praticamente venduto… In cartaceo, credo, perché è una di quelle guide che mi danno l’idea di dover essere a tangibile portata di mano.
    Poi, certo, sono io il primo a dire che vendere ebook in italia è molto più complicato. Delle strategie illustrate ne funzioneranno magari la metà (forse anche meno), ma è comunque bene conoscerle.
    Grazie della dritta.

  2. Interessantissimo ma, come sottolinei alla fine del post, esiste un certo divario, culturale e, in parte anche pratico, che rende senz’altro problematiche alcune “applicazioni” in una realtà a tratti calcificata e a tratti isterica come la nostra. L’appunto sull’uso dei social network è a mio parere paradigmatico. Sto proprio vivendo in questi giorni, sulla pelle, una reazione negativa in relazione alla mia presenza (in quanto “scrittore”) sui vari social… reazione che mi sta spiazzando e che probabilmente m’indurrà a cambiare molte cose del mio usare tali piattaforme (Facebook in primis)

    • La realtà italiana si configura sempre come anomala, per motivi inspiegabili.
      Come osserva Mcnab, di tutte le strategie proposte, sulla rete nazionale ne funzioneranno forse la metà, se si riesce a farle partire.
      Ma il manuale è valido – e se, come nel caso del sottoscritto, si guarda ad altri lidi, il campo di applicabilità si allarga in proporzione.

      • Certamente. Confesso che da tempo sto cercando il mezzo di far valicare i confini ai miei libri anche se nel mio caso mi ritrovo con una serie di clausole legate al contratto editoriale che mi lega alla Frilli.

        • Se hai un contratto con un editore, di solito è lui che ha il controllo su traduzioni e simili… imparato a suo tempo con il lavoro su Alia, e confermato dal libro qui sopra.
          Se può consolarti, è così in tutto il mondo.

          • Ovvio… Firmando il contratto ne ero consapevole. Diciamo che, comunque, in alcuni casi, i miei editori, qualcosa hanno fatto. I romanzi di Bacci Pagano, di Bruno Morchio, attualmente sono tradotti e distribuiti in Germania, tenendo conto che sono storie intrise di una profonda genovesità che non penso sia particolarmente facile da trasmettere in altre lingue.

            • Io di solito penso in termini di lingua inglese, ma in effetti, c’è un grande interesse per la narrativa italiana in Europa.
              E se il traduttore è in gamba, anche la genovesità si riesce a trasmettere.
              Però bisogna essere in gamba.
              Io ancora mi domando chi sia il traduttore in inglese di Camilleri – me lo immagino come una specie di Tarzan della traduzione.

              • Me lo son chiesto anch’io! So che per King, che come ben saprai usa spesso espressioni in slang, le versioni italiane utilizzavano spesso termini di derivazione dialettale, con risultati molto relativi.

  3. Ma i 1000 euro come vengono fuori? Se io spendessi quella cifra per ogni libro sarei fallito da un pezzo. Anche considerando ammortamenti hardware e spese generali, io non penso di spendere più di 100-200 euro a titolo, e non ho certo bisogno di vendere 500 copie su amazon per pareggiare. Quello che vendo su amazon, che é pochissimo, é puro profitto.

  4. Immagino che una voce consistente siano i costi di grafica e impaginazione, che io faccio in casa, e editing, che io non pago?

    • Sì, Andrea – i costi fissi sono la grafica e il copyediting professionale (e così arrivi a 1000), epoi tuttii servizi accessori, dall’impaginazione alla revisione dei contenuti all’acquisto delle foto (se è un libro illustrato) eccetera (per arrivare a 4000).
      Col fai da te si ribassa drasticamente la spesa – e se hai la fortuna di avere un buon copyeditor che lavora in cambio di cibo, abbassi anche i 1000.
      Le 500 copie su Amazon (mi son spiegato male) è per dire che nel momento in cui pubblichi, devi avere un’idea di quante copie come minimo devi vendere per ripianare le spese.

  5. Ah grazie, mi ero spaventato. Pensavo di essere uno di quei casi in cui “siamo falliti ma ancora non lo sappiamo”.

  6. Comunque la frase “qui non funzionerebbe mai” non è sempre un commento da disfattisti rognosi, purtroppo riflette anche una buona dose di realismo.

    Welch a vederlo mi pare abbia qualche anno meno di me, o comunque circa della mia età. E un trentenne qui come certezza ha quella di avere trenta primavere, altro che fare l’APE o consulenze per la Apple. Anche perchè la Olivetti, la nostra equivalente della Apple, l’abbiamo buttata ai pesci prima che potesse “creare problemi”.

    Vabbè, chiusa la parentesi grigia.

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