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Basato su una storia vera

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Post scritto rubando ore al sonno – ma chi ha bisogno di dormire, di questi tempi?

Una serie di recenti esternazioni contro il fantastico, pronunciate da autori titolati e diffuse a scala nazionale da una rete RAI, mi portano a sacrificare volentieri questo tempo e fare un piccolo pork chop express.

snoopy72In due parole.
C’è un brutto programma televisivo che pretende di spettacolarizzare la scrittura adattandola al format del Talent Show – e sta in realtà facendo un pessimo servizio tanto a chi legge che a chi scrive.
I partecipanti alla trasmissione sono stati selezionati fra 5000 “aspiranti scrittori”, ciascuno dei quali ha inviato il proprio manoscritto.
Il manoscritto è stato letto, ed i più promettenti sono stati ammessi al circo della trasmissione vera e propria.

E qui emerge il fattore scatenante di questo post, l’affermazione relativa al fantasy

ne siamo stati sommersi e li abbiamo eliminati tutti senza pietà

La trasmissione prosegue con questo atteggiamento nei confronti della narrativa d’immaginazione, reiterando in maniera quasi ossessiva il concetto che l’autore debba “attingere al proprio vissuto”, portare sulla pagina “la propria vita”, il tutto al fine di catturare la Realtà.

Ora, togliamoci subito dai piedi questo problema – è ovvio che un talent show voglia “tirare fuori il vissuto”, poiché commercia in personaggi, in storie di persone che suscitano l’interesse del pubblico.
I libri, le canzoni, le ricette, sono solo un pretesto – il pubblico fa il tifo per i personaggi, sullo schermo*.

Detto ciò – davvero la narrativa d’immaginazione è così immeritevole di considerazione, così ridicola, così vivamente sconsigliata a chiunque voglia avvicinarsi seriamente alla scrittura?

Victor Bergman

Victor Bergman (Photo credit: Wikipedia)

E se io, a questo punto, rispondessi come faceva il mio vecchio maestro, Victor Bergman?

Non lo so.

Perché io sono fermamente e profondamente convinto della dignità del genere fantastico e della narrativa d’immaginazione.
Ma mi sento piuttosto inadeguato a tentare di difenderla o affermarla, questa dignità – perché i miei interlocutori ideali mi paiono ostili, e ben difesi dietro un impenetrabile vallo di ignoranza, puntellato da un alibi quasi inattaccabile.

L’alibi è – il 95% di ciò che si scrive, si pubblica e si legge come fantasy è spazzatura.
Ed è vero**.
È facile – poco sforzo per lo scrittore, nessun rischio per l’editore, nessuna distrazione per il lettore.

Ma l’alibi – se sulla carta pare inattaccabile, in realtà sposta l’argomento del contendere.

Poiché molti fanno sesso senza amore, fare sesso è un’attività deteriore.

Non caschiamo in queste trappole.
Togliamo di mezzo l’alibi, e scaliamo quel gran muro d’ignoranza.

Tutta la narrativa è narrativa d’immaginazione, perché tutta la narrativa è inganno, finzione.
Posso raccontarvi cosa ho mangiato per cena – e sarebbe vita vissuta, ma sarebbe anche una storia, costruita con parole scelte con cura, orchestrata secondo certi ritmi e modeli per farvela piacere; ometterebbe certi dettagli e ne accentuerebbe altri, potrebbe addirittura contenere imprecisioni, falsità, pura invenzione.
Sarebbe, insomma, narrativa d’immaginazione.

Ma scendiamo di uno o due livelli – passiamo al fantastico, passiamo al tanto bistrattato fantasy.
Qui è dove comincia di solito la lista di nomi, che tira dentro tutti, da Omero a Kafka passando per Shakespeare e Borges – e sarebbe lecito.
Così tanta parte della nostra letteratura, del nostro patrimonio culturale, è fondato sul fantastico, sul fantasy!

Ma dire Omero, dire Kafka, dire Shakespeare o Borges o Dick, o Lethem, significa aprire la strada al sì, però
Erano altri tempi, erano altri luoghi, c’era

una diversa qualità letteraria del testo che eleva l’opera al di sopra del genere, che rimane comunque (sorrisetto accondiscendente) deteriore

Leviamolo di mezzo, allora, il sì, però.

06_hunting-scene-on-the-cave-paintings1Concentriamoci per un attimo su quella che è una esclusiva attività umana – noi raccontiamo storie.
Meglio, noi inventiamo storie.
Lo facciamo da millenni.
Lo facevamo seduti attorno ai fuochi del paleolitico e ancora lo facciamo alla luce spettrale dei nostri monitor.
Lo facciamo per spiegarci la realtà.
E quindi essere così ossessionati dalla realtà è sostanzialmente inutile, poiché la realtà è già implicita nella narrazione – così come lo è l’invenzione.
Ora mi invento una storia per spiegare – a me stesso ed ai membri della mia tribù – perché esistono le stelle.
Mi invento una storia per cercare di capire perché esiste il male.
Per immaginare (aha!) cosa accade quando ad un certo punto la luce si spegne, e noi non ci siamo più.
Per mettere in guardia i più giovani dai pericoli, e per ricordare ai vecchi quando certi pericoli erano ciò che rendeva la vita degna di essere vissuta.
Per immaginare il futuro, e comprendere il presente.
E raccontando storie, condividendo storie, alleniamo la nostra immaginazione, che è ciò che usiamo per risolvere i problemi, e per modificare la realtà.
Fatevene una ragione.

“Basato su una storia vera”?
Perdio, sì!
E tutto il resto è inventato.
O seriamente credi che la tua memoria della tua vita costituisca una replica esatta di ciò che è accaduto davvero?

————————————
* Il che significa anche che in un talent show sulla scrittura, Ron L. Hubbard batterebbe ogni altro concorrente, semplicemente in quanto bugiardo patologico. Ma lo segherebbero per i temi, o cercherebbero di convincerlo a scrivere “narrativa seria”.
** Ironico, non trovate, che questa idea sia stata resa popolare da Theodore Sturgeon, che fino a prova contraria era un autore di narrativa d’immaginazione.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

21 thoughts on “Basato su una storia vera

  1. Hai perfettamente ragione. Al netto di quello che si può pensare dei palinsesti televisivi italiani, resta il fatto che un programma televisivo sulla scrittura e sugli autori, se fatto con un intelligenza e sensibilità, sarebbe davvero rivoluzionario. Un programma sulla dignità dello scrivere, una riflessione sulla creatività, un’opportunità per allargare gli orizzonti del pubblico
    E un’occasione per creare curiosità per la lettura e per offrire gli strumenti per analizzare se un testo sia o meno di buona qualità. Perché la qualità non sia solo connessa al genere..

  2. Beh, come diceva Boris Vian: “cette histoire est vraie puisque je l’ai inventée”…

  3. Sono contento di non avere la TV.

  4. Ecco perchè non lo guardo, nemmeno di striscio. Cestinati, tra l’immondizia. Senza pietà, pur’io.

  5. Mia moglie insegna scrittura creativa. Incuriosita, ha guardato la prima puntata. “Tutti quelli selezionati sono casi umani” mi ha detto “racconti autobiografici di tremende disgrazie”.
    “Non dovevano valutare la qualità della scrittura?” Ho chiesto. Ha scosso il capo.
    “Beh” ha concluso filosofica “almeno aiuteranno qualcuno che ne ha bisogno…”.
    La scrittura qui c’entra poco.

  6. Individuate le differenze:

    Fantasy sulla Wikipedia inglese
    http://en.wikipedia.org/wiki/Fantasy

    Fantasy sulla Wikipedia italiana
    http://it.wikipedia.org/wiki/Fantasy

  7. Masterpiece: il tentativo di trasformare tutti quei programmi che da qualche lustro dominano i palinsesti televisivi in pseudo narrativa discriminando la vera arte

  8. il caso non è tanto diverso dalle questioni annose e infinite che in tanti sollevano in fotografia, ragionando di digitale e postprocessing. siamo sempre a dover puntualizzare le solite cose.
    e sì che si potrebbe ridurre di molto il rumore tagliando le generalizzazioni in quanto tali. e basta.
    il fantasy, i cartoni animati, genericamente “il fantastico”. non esistono. non oltre all’essere definizioni di comodo.

    esistono i libri, magari andrebbero letti prima di spararci sopra a zero in un programma tv. io, anche per colpa del padrone del vapore qui, onestamente non ho neanche il tempo per leggere quello che vorrei. figuriamoci se è il caso di dar peso, visibilità e patente di autorevolezza di opinioni a un format tv che un po’ mi sdubbia in quanto format (è un meccanismo che tende a vendere se stesso, non i contenuti che finge di veicolare) e un po’ mi lascia perplesso per quella che secondo me è incompatibilità dei media tv e libro, almeno nei termini di una gara tra scrittori.

    che poi, riassumendo in leggerezza, basterebbe a lapidarli l’espressione tipo del Cesari, mio vecchio collega portuale e facchino d’albergo, che li avrebbe sotterrati tutti sotto un livornesissimo “non teli cào mai”

    @luigi, secondo me per creare curiosità per la lettura serve raccoontare storie. fingere di voler raccontare storie e impelagarsi nel raccontare dei personaggi che scrivono delle storie mi sembra un po’ un rischiare di perdersi le parti migliori. poi magari sono io che non amo quel tipo di storie (lo scontro epico tra scrittori, la vita sordida dei musicisti, al netto di quel che hanno scritto e suonato). questione di gusti insomma.

  9. onestamente, non darei tanto peso a ciò che viene detto o meno nell’ambito di quel tristo carrozzone da circo.

  10. Pingback: La narrativa del Fantastico: perché sì. | Plutonia Experiment

  11. Io non so, sinceramente, se costui pensi che l’autore fantasy sia un outsider che vive nel suo mondo immaginario senza nessun contatto con la realtà. E’ un punto di vista ottuso e limitato. Naturalmente, si tratta di frasi avulse dal contesto… ma il contesto è quello, e del resto non ci si può aspettare – dicono – che l’uomo da 100k copie sia un autore fantasy. Non avrei guardato comunque la trasmissione, perché non guardo molto la tv e decisamente non questo tipo di spettacolo, ma da ieri (quando ho letto dell’esternazione) la sento in qualche modo ostile. Fra parentesi, volevo scrivere anch’io sull’argomento ma l’hai fatto molto meglio e centrando esattamente il punto che mi premeva visualizzare.

  12. Se ho qualche concetto di politica, lo devo al fantasy e alla fantascienza. Forse è per questo che bisogna denigrarla.

  13. Ammetto che quel pezzo di programma non l’ho visto… era mica durante il collegamento con Fazio? Che me lo vorrei recuperare, che la puntata l’ho guardata ma, a parte una frecciata da Andrea ‘Ramsey’ De Carlo non c’è stato altro.
    Non so, ormai sono abituata a quest’ignoranza nei confronti del fantasy. E’ una di quelle zavorre culturali che ci portiamo dietro, ed è il motivo per cui solo adesso, in ritardo di mezzo secolo e passa rispetto al resto del mondo, cominciamo a vedere del buon fantasy nostrano sugli scaffali. E’ evidente che chi ne parla non ne capisce niente, probabilmente non sa neanche di che cosa si stia parlando. Spero si rendano conto della figura barbina, la seconda puntata non era malaccio.

  14. Ecco perchè non guardo quel programma.

  15. Non è, per caso, che durante la trasmissione fosse stato fatto il collegamento: fantasy = elfi, draghi e Peter Jackson?

  16. Ma in definitiva cosa importa, a noi come ai moltissimi lettori che apprezzano sempre e comunque libri divertenti e lbelle storie, se qualcuno lancia sciocchi proclami dal teleschermo? Noi continuiamo imperterriti per la nostra strada …

  17. Mah, di solito per zittire qualcuno che denigra il fantasy (o un altro genere “poco impegnato” basta chiedere quale sia stato l’ultimo libro che hanno letto…

  18. Dante cadrebbe come corpo morto cade, Boccaccio ne farebbe una novella. I Grimm e Andersen chiamerebbero telefono azzurro e Calvino si arrampicherebbe su un albero. E’ vero, c’è molta spazzatura nel fantasy, come in tanta letteratura solo apparentemente più nobile, come in televisione, come tra gli scrittori che si atteggiano a grandi maestri. Insomma, la spazzatura è ovunque, non solo a Napoli; e la letteratura d’evasione, pur non essendone esente, non è da bollare come genere inferiore. La lectio di Neil Gaiman che ho tradotto poco tempo fa sembra inquadrare perfettamente le abissali differenze tra il modo di guardare al “fantasy” in Italia (vedasi De Carlo) e nel resto del mondo e ricordarci che dobbiamo scrivere (e leggere) storie verosimili, non vere. Storie in cui la ragione depone le armi di fronte alla potenza dell’immaginazione e ne viene per questo rinfrancata e rinforzata.
    Il bel paese della fantasia è diventato il regno del dogma, e nessun mago pare propenso -per ora- a salvarci.

  19. Bel post, complimenti !

    Occhio solo che Theodore Sturgeon ha sì ammesso che il 90% della fantascienza è spazzatura, ma ha anche fatto notare che il 90% di ogni altra forma di arte è spazzatura, rendendo quindi la fantascienza conforme ad arti più ‘nobili’.

    “I repeat Sturgeon’s Revelation, which was wrung out of me after twenty years of wearying defense of science fiction against attacks of people who used the worst examples of the field for ammunition, and whose conclusion was that ninety percent of SF is crud.
    Using the same standards that categorize 90% of science fiction as trash, crud, or crap, it can be argued that 90% of film, literature, consumer goods, etc. are crap. In other words, the claim (or fact) that 90% of science fiction is crap is ultimately uninformative, because science fiction conforms to the same trends of quality as all other artforms.”

  20. Bravo, hai fatto un’analisi lucidissima e completa. Effettivamente appena avevo sentito di Masterpiece ho subito storto il naso senza dargli nemmeno una possibilità – come faccio con tutti i reality del resto – e accidenti, facevo proprio bene!
    Un ulteriore punto a tuo favore è quando dici che il 95% del fantasy (e anche annessi e connessi) è spazzatura, ed è vero. Oggi ho fatto la prima presentazione del mio primo libro, e la direttrice della biblioteca che mi ha ospitato ha detto una cosa che mi ha colpito molto, ovvero che non esistono generi letterari brutti o belli, ma esistono solo libri scritti bene o male. E’ su questo che bisognerebbe riflettere, e smettere di dire che la narrativa fantastica è un genere di serie B, perchè alcune delle riflessioni messe in campo da generi come per esempio la fantascienza sociologica non hanno niente da invidiare alla letteratura “mainstream”.

  21. Pingback: Di grazia, di cosa si deve scrivere? | frottole

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