strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Una dittatura che nega l’immaginazione

7 commenti

Immaginate, se volete, un sistema che abbia soppresso l’immaginazione e l’inventiva.
Tutto deve seguire delle regole ben precise, definite, alle quali è impossibile sottrarsi pena l’annientamento.
Immaginate un sistema che abbia soppresso l’immaginazione e l’iniziativa personale in maniera così assoluta e totale da rendere anche solo l’idea di fare qualcosa di diverso non solo un crimine, e una forma di ribellione, ma davvero qualcosadi impensabile.
Perché anche solo pensare di poter immaginare qualcosa di differente è già di per sé infrangere le regole.
Immaginate quindi un sistema che è oscenamente spaventoso per il singolo, ma che rassicura la collettività, che annienta l’individuo ma crea modelli a cui guardare, in cui identificarsi, da replicare all’infinito, senza paura, senza pietà, senza speranza.
Immaginatelo.

E no, quello di cui stiamo parlando non è né la politica né l’editoria nazionale, ma la Praxis.
E la Praxis è ovunque, e da millenni, e controlla la galassia.
Ma ora, le cose stanno per cambiare.

dreadempires

O meglio, le cose cominciano a cambiare nel 2002, quando Walter Jon Williams, uno degli autori migliori e più sottovalutati della sua generazione pubblica Dread Empire’s Fall: The Praxis, primo titolo in una trilogia che oggi conta cinque volumi – perché le trilogie davvero divertenti non sono mai in tre volumi.

51-ienooarlAlcuni alla sua uscita giudicano The Praxis un esercizio fuori tempo massimo – non è più tempo di imperi galattici, di vaste civiltà interstellari, di flotte che si scontrano al largo di stelle fiammeggianti. Quella è roba che succedeva nei pulp, roba che andava bene per Edmond Hamilton e Jack Williamson.
Al limite quelle cose che pubblicano la ROC o la BAEN. Roba per sottosviluppati, con copertine pacchiane e imbarazzanti.
Poi qualcuno lo legge, The Praxis. La critica è uniformemente positiva, la comunità degli autori di SF festeggia. La space opera è tornata, sta bene e vi saluta tutti.
Nel 2003 esce Dread Empire’s Fall: the Sundering, nel 2005 Dread Empire’s Fall: Conventions of War. Walter Jon Williams ancora una volta si è dimostrato la pistola più veloce del west.

51xfvldmwzlDi cosa stiamo parlando?
Di un impero galattico, fondato da una razza virtualmente immortale, gli Shaa, che nel corso di millenni ha conquistato tutto ciò che si poteva conquistare. Sì, anche la Terra.
Un vasto impero interstellare la cui regola è la Praxis – un insieme di regole che scoraggiano (diciamo così) ogni forma di immaginazione e creatività. Tutto è perfetto così com’è, tutto deve restare così com’è, il cambiamento è male.
Peccato che gli Shaa stiano morendo – eh, ricordate, abbiamo detto virtualmente immortali, non immortali per davvero.
E che questo evento porti allo scatenarsi di una ribellione.

Ed è qui che Walter Jon Williams comincia a giocare molto bene le proprie carte.
51urilg7zalPerché se l’immobilismo totale degli Shaa è un ottimo espediente per mantenere la civiltà a un livello “da space opera” (niente nanotech, niente transumanesimo, niente AI), ed è al contempo un elemento ideologico garantito per creare un regime agghiacciante (non si chiama Dread Empire per ridere), dall’altra comporta anche una curiosa conseguenza: i ribelli non sono in grado di immaginare nulla di meglio.
Forse memore dell’ossrvazione di John Milius sull’universo di Star Wars (“chi ci dice che quello dei Ribelli sarà un sistema politico migliore dell’Impero?”), Williams crea una storia Impero contro Ribelli in cui i ribelli sono radicalmente peggio dell’Impero.
Ma davvero, davvero peggio.
Tocca tirare i remi in barca, a livello intergalattico. Tocca salvare l’Impero, per quanto improbabile sembri, come scelta.
Ma come fare, a sconfiggere il nemico, se tutti combattono seguendo le stesse tecniche, le stesse strategie, usando le stesse armi, così come impone la Praxis?

issue10_williams_241x360Possibile che esista una razza, fra le molte asservite all’impero, che possegga ancora la scintilla dell’immaginazione, lo spirito anarchico per infrangere le regole, e la maledetta fortuna da primati irresponsabili con cui cavarsi d’impiccio?
Vogliamo scommettere?

Ma Walter JonWilliams è più sofisticato, di così, e quindi la sua è una storia di individui, perché in fondo è quello il tema, la scintilla, lo spunto – il potere individuale di infrangere le regole, immaginare qualcosa di diverso, cambiare le cose.
L’autore mette perciò in campo una coppia di protagonisti divertenti e insoliti, che combattono (grossomodo) per l’Impero infrangendone sistematicamente ogni regola e ogni precetto, demolendo la Praxis al fine di salvare il sistema che è, a ben guardare, il meno peggio – e che non potrà che uscire cambiato da questa bruttissima faccenda.
Anche se ci saranno delle resistenze.
Meglio essere annientati che cambiare?

impersonations-sweepsÈ tornata poche settimane or sono, la serie del Drear Empire, con una novella (in realtà quasi 200 pagine) pubblicata dalla solita benemerita Tor.com: Impersonations, che si aggiunge al precedente Investments (uscito nel 2005 in una antologia) nell’ampliare e proseguire la vicenda.
La nuova storia ha anche una bella fascetta firmata da George R.R. Martin, che passa ormai più tempo a scrivere fascette che romanzi.

Approfittando di uno di quei buoni ricevuti a suo tempo e di cui avevo parlato, me lo sono procurato all’istante. Perché mi piace Walter Jon Williams, perché mi piace la Space Opera, perché mi terrorizza l’idea di un regime capace di imporre una generalizzata, completa e gioiosa eliminazione dell’immaginazione. Tutti liberi di continuare a fare la stessa cosa. Che incubo, non credete?

I volumi della serie sono disponibili a prezzi politici in ebook, recente mente ripubblicati come self dall’autore, e valgono decisamente la pena – Williams è un autore migliore, da un punto di vista strettamente letterario, di molti leoni della recente space opera, e costruisce un universo sottilmente ambiguo, terrificante, ricco di idee, di provocazioni, di stimoli a pensare e sì, anche ad immaginare, ed è molto, molto divertente.
Immaginatelo – o magari provate a leggerlo.

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

7 thoughts on “Una dittatura che nega l’immaginazione

  1. Come sempre magnifici spunti di lettura.
    Grazie Davide

  2. Ottimo, mi sembra interessante. Non ho mai letto space opera di WJW, nonostante questa mi pare non sia la sua prima. Visto che ho sempre fame di space opera, ho preso il primo su amazon, che come dici tu ha un prezzo molto abbordabile in formato elettronico. Vediamo!

    • WJW ha scritto praticamente di tutto, dal cyberpunk delle origini (Hardwired) al libro che ha messo la parola finer al cyberpunk (Aristoi); ha scritto sf quasi sociologica (Metropolitan) e technothriller (This is not a game) – e per quel che mi riguarda non ha mai sbagliato un colpo.
      Altro ottimo titolo contiguo alla space opera (anche se all’epoca venne schedato come cyberpunk) è Voice of the Whirlwind, che uscì anche in italiano.

  3. Adoro Walter jon Williams…lo lessi quando furono tradotti alcuni suoi romanzi in Urania…anni fa…bravissimo

  4. Come sempre ottimi consigli. Alla fine ho talmente tanta roba in coda di lettura in italiano da non avere mai la voglia di lanciarmi nella sfida della fantascienza in inglese…. Ma è bello sapere che la space opera non ha smesso di dire la sua.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...