strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Sei giorni per salvare il mondo

40 commenti

Non volevo fare questo post.
Pensavo, meglio tacere, e darsi da fare, e poi casomai mostrare i risultati.
Ma l’esperimento ha le sue regole.
Ed una di queste regole è che le regole devono essere chiare, ben definite, e pubbliche.
Esiste un’ampia letteratura, a riguardo – non posso che sperimentare su me stesso, e se voglio che l’esperimento abbia un senso, devo lasciare delle note.
Ora che il progetto sta per prendere il via, possiamo disvelarne la natura.
E poi si vedrà.

Cominciamo perciò dall’origine di questo esperimento.

Se intendi fare un pezzo di lavoro in tre giorni, devi avere tutto preparato come si deve.
[La formula è] The Maltese Falcon. O il Sacro Graal. Usi il tema della quest, sostanzialmente. Il Mistero del Falco è la storia di un sacco di gente che insegue la stessa cosa, che è l’Uccello Nero. La Mort d’Artur, è anche la storia di un sacco di gente che insegue la stessa cosa, che è il Sacro Grail. È anche la formula dei western: tutti a caccia dell’oro dell’El Dorado, o quel che è.
[…]
C’è un evento ogni quattro pagine, per esempio– e note. Liste di cose che userai. Liste di immagini coerenti; coerenti per te o genericamente coerenti. Pensi ‘Bene, Stormbringer: spade, scudi, corni’, e così via.

Questo è Michael Moorcock, un gigante fra i giganti del genere – nel solito, già ampiamente citato Death is No Obstacle.*

Ma io non sono Mike Moorcock.
Io di giorni intendo prendermene sei.
Cominciando a scrivere all’alba (sì, vabbe’…) del 25 aprile, e chiudendo nella notte del primo maggio.
Approfittando in maniera creativa del ponte lungo.

I motivi sono svariati.

Da una parte, c’è il desiderio di mettere alla prova la mia dichiarata fiducia nella struttura.
È possibile scrivere un romanzo in sei giorni, avendo pronta una struttura solida, chiara, definita?

Poi c’è il desiderio di demistificare tutta questa facenda dell’ispirazione, dello scrivere quando si è posseduti dal demone, della fiamma, della scintilla, dell’eroe che balza sulla pagina, armato e iperattivo, dal cervello febbricitante dell’autore.
OK, va bene, a ciascuno il suo.
Ma… e la parte strettamente meccanica? La documentazione, la delineatura, la scelta delle parole?

E mi piace l’idea di evitare il cartello “Artista al lavoro” che mi pare che troppi si appendano al collo quando mettono mano alla tastiera.
Ciò che farò sarà sostanzialmente artigianato – tastiera, appunti, scrittura.
E qui me la gioco secca – o ci riesco in sei giorni, o se fallisco dovrò spiegare perché… ed anche scoprire il perché sarà divertente.
Se non altro, se finirà malissimo, non vi tedierò a lungo.
Niente strascichi, niente recriminazioni.
Sono qui per imparare – e comunque vada, imparerò qualcosa.
E non cambierò il volto del genere, tra l’altro – scriverò semplicemente una storia d’avventura.

E per finire, ma indispensabile, naturalmente c’è la voglia di scrivere una storia, e

scriverei un grande romanzo se solo ne avessi il tempo

L’abbiamo già sentita?
Sì, l’abbiamo già sentita.
Quanto tempo?
Sei giorni.
Sei giorni si trovano.

Il tempo è il vero elemento importante in qualsiasi storia di avventura e d’azione. In effetti, si ricavano l’azione el’avventura dal fattore tempo. È la classica formula: “Abbiamo solo sei giorni per salvare il mondo!” Immediatamente hai fornito al lettore una struttura: ci sono solo sei giorni, poi cinque, poi quattro e alla fine, nella formula classica, per lo meno, ci sono solo 26 secondi per salvare il mondo! Ce la faranno in tempo?

Che poi non sono sei giorni.
Per creare la storia, intendo.
Il metodo delineato da Moorcock nella sua famigerata intervista/chiacchierata con Colin Greenland* non pretende che la storia nasca spontanea e completa in tre giorni.

Il principale motivo per cui pianifichi tutto con anticipo è per fare sì che quando raggiungi un intoppo, un momento disperato, hai qualcosa di pronto sulla tua scrivania che ti dice cosa fare.

Pianifichi tutto con anticipo.
Sono almeno due settimane che giro con la storia nella testa… non esattamente la storia, ma i pezzi che la compongono – i personaggi, i luoghi, le situazioni.
Le complicazioni.
Il giocho gioco consiste nel prevedere le complicazioni, nel pianificarne il maggior numero, ed essere armai per affrontare quelle che spontaneamente si presenteranno durante la corsa.
Questa fase di preparazione si può fare in testa, nei momenti di morta (in coda al supermercato, in treno tra Asti e Torino…) e in copia elettronica o cartacea mezz’ora al giorno, dopo cena.
Intanto, la pressione, il desiderio di mettere queste idee su carta sta diventando insopportabile, sto entrando nella mia fase di regresso ad uno stato primitivo e semi-bestiale – sarò scontroso, spettinato e mal rasato per la prossima settimana almeno.
La quantità di bottiglie d’acqua vuote, cartacce assortite e sacchetti di patatine sventrati attorno a me sorgerà progressivamente come una diga da castori fra il mio computer ed il mio letto perennemente sfatto.

Una volta cominciato, lo mantieni in movimento. Non puoi permettere a nulla di fermarlo.

Questo è il mantra.
Funzionerà?

L’elemento critico, in questo mio caso, è la possibilità di essere tranquillo e indisturbato nel corso dei sei giorni di lavoro.
Il che non vuol dire che ignorerò le mail e non aggiornerò il blog (ho un paio di post pronti per i casi di emergenza), ma che spero di non dover bruciare un pomeriggio in qualche stupida faccenda domestica, di non dover passare un’ora al telefono a dissuadere qualche pervicace telemarketer che no, non intendo cambiare fornitore elettrico/telefonico/assicurativo.
Che non avrò tempo per i Testimoni di Geova al cancello, o per andare in qualche improbabile ufficio postale per recuperare dei pacchi perduti da strani eoni.
ma a parte questo, dovrebbe essere ok.
Otto ore minime di scrittura al giorno, per sei giorni.
Il target sarebbero 60.000 parole, ma 48.000 (1000 parole all’ora… hmmmm **) sarebbero già un buon traguardo.

Ho tutto?

  • Ho la struttura.
  • Ho una outline di massima.
  • Ho un buon cast di personaggi.
  • Ho due directories piene di foto, mappe, ritagli di giornale, liste, appunti.
  • Ho una pila di libri con un sacco di post-it che spuntano dalle pagine.
  • Ho il software e la conenssione al web.
  • Ho la musica.
  • Ho provviste e generi di conforto.
  • Ho una voglia dannata di scrivere questa storia. E dimostrare che si può fare.

Mi sono persino promesso un premio – se arriverò in fondo, c’è un libro che ho una gran voglia di leggere che mi potrò ordinare.
Se non ce la faccio, se mollo, se interrompo non per incidente ma per perdita della spinta, non mi permetterò di acquistare quel volume.
Già, sono arrivato al punto di ricattarmi.

Vediamo cosa succede.

——————————————————————————-

* Sì, ne ho già parlato, è il libro nel quale ho scoperto l’approccio per così dire “strutturale” alla scrittura.
E prima che me lo chiediate – ho già tradotto il pezzo sullo scrivere in tre giorni, sono circa 1200 parole, e prima o poi lo posterò qui.
Prima però voglio testare la teoria.

** Incredibile ma vero, diciotto mesi trascorsi a postare ogni giorno dalle 600 alle 1200 parole sul blog sono stati un eccellente esercizio.

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Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

40 thoughts on “Sei giorni per salvare il mondo

  1. Buon lavoro! Faccio il tifo, ma questo lo sai già. mf

  2. Esperimento interessante, sono curioso di vedere/leggere il risultato 🙂
    A esperimento ultimato mi piace poter leggere anche la cronaca dei 6 giorni.

  3. Oh, grandioso! È da quando ho letto che Stevenson ha scritto Treasure Island in due settimane che spasimo per fare qualcosa del genere. Una volta ho scritto 40000 parole in otto giorni (sulla base di una buona quantità di preparazione), ed è stato soddisfacente oltre ogni dire.
    Il solo fatto dell’applicazione continua e indisturbata, della concentrazione indivisa sulla storia… ah!
    Sei giorni hanno un che di epico.
    Qui si fa il tifo, ovviamente. Ci si sente un pochino come la gente che saluta Lindbergh in partenza.
    Che dire? Vento in poppa e buona trasvolata!

  4. Ti aspettiamo la notte del 1 maggio fuori dal cancello con una pentola fumante di pasta aglio olio e peperoncino e una copia di Torre di Guardia in mano! Poi scegli tu!

  5. FANTASTICO!
    Dopo aver letto e assolutamente apprezzato “La Ballata” ora sono in fermento per questo tuo nuovo lavoro!

    Sai che ti dico?Ti offrirò due pacchetti di patatine…
    1 per la ballata e 1 per sostenerti in questo nuovo lavoro.

    So che la creatività e l’ispirazione non si comprano ma…come dire…non ci trovo niente di male a fare il tifo e foraggiare un pizzico uno scrittore che mi piace!

  6. Qui si fa tutti il tifo per te, complimenti!

  7. Altre patatine in arrivo dall’umbria. La cosa strana è che tu fai questo dopo che io mi sono deciso a leggere due libri di Bell su struttura et similia, e ho deciso di buttarmi nel NaNoWriMo, però cercavo una scusa per farlo prima di novembre. Non vedo l’ora di leggere.

  8. Secondo me i libri si scrivono proprio così, specie a livello professionale. I discorsi su arte e creatività sono cavolate.

    Solo 8 ore al giorno sono poche, dovresti puntare a 12 e 50 pagine minimo giornaliere.

    Purtroppo non penso che ci riuscirai perché ti manca l’allenanento: quando hai scritto 8 ore di fila in vita tua? Però con la pratica riuscirai a sfornare un tomo di 600 pagine ogni 6 mesi come certi autori affermati.

    In bocca al lupo!

    Simone

  9. Un sincero “in bocca al lupo”. Io sono convinto che tu ce la possa fare (anzi, molti ce la potrebbero fare), basta 1- volerlo e 2- come dici, non avere distrazioni.
    Questa seconda condizione la trovo più difficile da raggiungere, anche perché forse è meglio una grossa distrazione, diciamo un pomeriggio, che dieci piccole da 15 minuti. Io credo che la piccola distrazione, che interrompe la concentrazione, sia la cosa più fastidiosa, dopo ti ci vuole mezz’ora per riprendere (sempre che alla distrazione non faccia seguito una sostanziale incavolutura, il che allunga notevolmente il tempo di ripresa). Non a caso, credo, si dica che per scrivere serve solitudine, non per cogliere l’ispirazione, ma per evitare che ti telefoni il commercialista.

  10. Bella scommessa, e come i tanti qui sopra, anche qui facciamo il tifo per te!!!

    Vai Vai Vai!!!

  11. Come sai, seguo con interesse. Estremo interesse.
    Non so com’è la tua quotidianità, ma nel mio caso il maggior rischio di deragliamento verrebbe proprio dalla “vita reale”. Non tanto il lavoro, che almeno ha degli orari fissi (basta conoscerli, ci si organizza), bensì da tutto il resto: faccende domestiche, parenti inopportuni, piccoli imprevisti burocratici.
    Detto ciò, sarà grandioso assistere all’esperimento!

  12. Seguo anche io con interesse. 🙂 Vai vai vai!!

  13. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  14. Anche io sono interessato! 🙂 Vai vai vai!

  15. In bocca al lupo. Prometto che non ti disturberò in quei giorni. 🙂

  16. Un bellissimo esperimento. Mi accodo ai vari “in bocca al pupo”. 😀
    Tifiamo tutti dottor Mana! 😀

  17. Ce la fai. Sicuro. 😀

  18. Ottimo, mi piacciono queste prese di potere!
    Sono sicuro che verrà fuori una roba epica, anche se non riuscissi a finirlo in tempo! 😀

  19. (Posto per conto di Simone M. Navarra che non riesce a farlo personalmente)
    “Secondo me i libri si scrivono proprio così, specie a livello professionale. I discorsi su arte e creatività sono cavolate.
    Solo 8 ore al giorno sono poche, dovresti puntare a 12 e 50 pagine minimo giornaliere.
    Purtroppo non penso che ci riuscirai perché ti manca l’allenanento: quando hai scritto 8 ore di fila in vita tua? Però con la pratica riuscirai a sfornare un tomo di 600 pagine ogni 6 mesi come certi autori affermati.
    In bocca al lupo!
    Simone”

  20. Ehm, Temistocle, non so come dirtelo ma… il commento di Simone è già online qui sopra da prima di mezzogiorno.
    Forse c’è qualche problema di visualizzazione.
    Comunque grazie.

  21. E frattanto… grazie a tutti per la fiducia e l’incoraggiamento.
    E la curiosità.
    Non so se riuscirò a chiudere nei tempi definiti – però ho tutte le intenzioni di provarci.

    Solo una nota – ammesso che io riesca a chiudere il testo la notte del primo maggio, ciò non significa che ci sarà l’ebook pronto nel pomeriggio del 2… ci vorrà un po’ perché lo farei leggere ad un paio di persone (sapete, lo consiglia anche King… 😉 ) e poi mi prenderei qualche giorno per farci un po’ di editing…

  22. Secondo me devi mangiare tante uova e spaccare una quintalata di legna, come Stallone in Rocky IV, prima di metterti al lavoro. L’allenamento è tutto! Ti mando Apollo a farti da sparring partner, se nel mentre non è già schiattato 😉

  23. Se hai tutto bene in testa usare un programma di dettatura triplica l’output. Io uso Dragon Naturally Speaking. Però ammetto che bisogna addestrarsi a pensare dversamente e forse lo stile cambia (la revisione la faresti comunque tramite tastiera o meglio ancora su carta stampata con penna e poi tastiera).

  24. Per allenarmi, passerò la giornata di domani a battere a macchina precetti zen sulla vecchia Olivetti Lettera di famiglia.
    Bendato.
    E in ginocchio.

  25. Ricordati i ceci, semmai ti venisse un colpo di sonno.

  26. @Andrea
    Dragon è eccellente per tradurre – anche se da quando lavoro su Linux ho dei problemi a farlo girare.
    Per la scrittura creativa (chiamiamola così), preferisco la tastiera.
    Questione di abitudine, certamente.

    Però devo provare, rimettendo Dragon in funzione, come viene a scrivere/dettare direttamente in inglese.

  27. Scusate ho chiesto io a TIM di riportare il mio commento perché stavo litigando con WordPress!

    Simone

  28. Con te nasce la figura dello “scrittore atletico” che si oppone a quella dello “scrittore anemico” (o peggio, “scrittore costipato”). Mi unisco agli assiepati a bordo campo e faccio il tifo.

  29. Dragon in inglese per me funziona bene per le cose a vocabolario limitato tipo i manuali di giochi che scrivo. Per la narrativa no, complice il mio accento, azzecca circa un 75% delle parole. Per l’italiano l’ultima versione (ho la pro) azzecca il 90% e oltre qualsiasi cosa scrivo, quindi è sicuramente un mio problema di pronuncia.
    Comunque io lo faccio girare su WinXP e non so quali problemi abbia con altri OS.

  30. complimenti e in bocca al lupo per l’impresa.

  31. in bocca al lupo! io ci ho messo dieci giorni ed è venuto fuori (per citarti) un agile volumetto di 115 pagine che mi sta dando molte soddisfazioni. E credo che sia l’unico fra i miei romanzi ad essere stato pubblicato proprio perchè scritto di slancio

  32. giocho? hai detto giocho?

  33. Che occhio, Ciccio!
    Ma se è un modo per farti ingaggiare come editor a lavoro finito, è un po’ pochino 😉

  34. Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  35. Che interessante esperimento 😀
    Qui faremo tutti il tifo per lei, Dottor Mana 😉

  36. Pingback: Pigrizia, sproloquio e mancata conclusione: i miei tre grandi nemici scrittori | Space of entropy

  37. Tifiamo tifamo, la partita salta per un buon motivo

  38. Pingback: 42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith | strategie evolutive

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