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Grognard?

4 commenti

Il termine “grognard” (dal francese per “quelli che mugugnano”) si applica nel campo del gioco di ruolo a quelli che preferiscono le vecchie edizioni agli aggiornamenti successivi – per regole, ambientazioni e quant’altro.
I primi ad usarlo furono i wargamer, razza per decenni data per estinta.
Ora lo usano i roleplayer.
https://i0.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/en/d/d7/Ser%26e.jpg
Ed io non posso che confessare una certa percentuale di grognardaggine nel mio DNa di giocatore.
Tollero malamente il sistema D20.
Continuo a giocare a Guerre Stellari con i manuali della West End Games – l’ultimo dei quali venne pubblicato esattamente dieci anni or sono.
E continuo a giocare a Call of Cthulhu con il BRPG della Chaosium, giurando e spergiurando che nulla eguaglia la quarta edizione (siamo ormai alla sesta).
E non parliamo di TORG, di Lace & Steel, di Katakumbas

Ci sono molti giochi recenti ed eccellenti – e ne ho parecchi sullo scaffale.
Ma i vecchi sistemi, i vecchi mondi… avevano un che di svelto e poco complicato che i mondi più recenti, e certe nuove regole, non avranno mai.

https://i2.wp.com/ecx.images-amazon.com/images/I/51ASM5NQCML._SL160_SS160_.jpgQuesto cappello introduttivo con incluso auto da fé di grognard serve solo per spiegare per quale motivo io sia rimasto tanto impressionato dal manuale base per l’ambientazione di Pathfinder Chronicles della Paizo.
Che è D20, e quindi mi spezza il cuore, ma per ogni altra cosa è un dannato supplemento della vecchia scuola.
I paragoni col primo Forgotten Realms si sprecano, ma a me ha ricordato soprattutto i vecchi Gazetteer per D&D – Darokin, Glantri, Karameikos, Atruaghin…

Vediamo di spiegare rapidamente.
A differenza di ciò che desidera un narratore nello scrivere un romanzo, un master nel preparare una o più sessioni di gioco non ha bisogno di un mondo monolitico ed iperdettagliato, ma piuttosto di un solido patchwork, che gli fornisca il materiale necessario per ambientare episodi coerenti di genere diverso nello stesso mondo.
Avventura investigativa – serve un’area urbana.
Vampiri e non-morti – serve una regione in qualche modo affine alla  Transilvania della Hammer.
Battaglia campale – servono nazioni con una politica abbastanza sviluppata da giustificare una guerra, magari una nazione di barbari a cavallo.
Pirati – serve un commercio navale…
E così via.
https://i2.wp.com/paizo.com/image/content/PathfinderChronicles/PZO1111-Cover_500.jpegUn buon mondo di gioco – non necessariamente un buon mondo per un romanzo – dovrebbe includere tutte queste varianti, se possibile a poche ore di cavallo l’una dall’altra.
E dovrebbe riuscirci lasciando abbastanza dettagli indefiniti affinché il narratore possa metterci del suo.
Con la mania – piuttosto redditizia – dei mondi di gioco fantasy di documentare con un manuale apposito ogni dannata pietra del lastrico delle strade del mondo ed ogni cespuglio delle foreste, si arriva infatti al punto che i personaggi non sono più in grado di muoversi senza dover consultare una serie di tabelle o una sinossi con la storia e le caratteristiche di quel certo crocicchio, di quella specifica ansa del fiume.
Così Forgotten Realms (che pure prometteva bene), si è schiantato sotto al proprio peso – e lasciatevelo dire da un grognard che ha tutta la prima edizione di FR sullo scaffale.
Recentemente, Eberron prometteva molto bene.
Ma in verità, il volume grigio della Paizo sembra mantenere tutte le promesse dei vecchi moduli di quando avevo meno di vent’anni.
Un mondo piuttosto fitto di staterelli, ciascuno con la sua storia e adatto ad un diverso stile di gioco, tutti affacciati su un “mare interno” che, con le dovute modifiche, potrebbe diventare molto mediterraneo.

Non mancano un paio di eccellenti stampelle per mettere in piedi una squadra di personaggi coerenti in breve temo, e dal punto di vista grafico non si può che restare sorpresi.

Ora serve solo una buona alternativa al legnosissimo D20…

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

4 thoughts on “Grognard?

  1. Hero System.

    Comunque fa piacere leggere post come questi che lasciano trasparire passione e buonsenso. Concorto che Pathfinder è il vero D&D 4e. Semplifica anche diverse cose dal punto di vista del regolamento. Lo stesso approccio “2.0” orientato a ricevere feedback da parte dei giocatori è geniale, un sistema aggiustato da una community e messo assieme da vecchi appassionati non può non ricevere plausi. Mona e Jacobs per dirne due già si erano fatti notare per la splendida conduzione di Dragon mag (e ora Kobold) e per supplementi come Fiendish Codex che avevano davvero una marcia in piu! Sono stato anche io molto scettico sul d20 (da vero grognard a 360 gradi, dalla musica al fumetto al gdr) ma adesso che mi trovo ad adattare vecchie avventure di AD&D al d20 molte cose scivolanto fon facilità al giusto posto, in un modo anche piu realistico. Poi ovviamente c’è il problema dei powergamer ma grazie al cielo gioco con persone che non vogliono sempre spingere le meccaniche di regolamento all’inverosimile.

    Adesso vado che voglio leggermi tutto il tuo blog!

  2. Benvenuto a bordo, Mick (e buona lettura del blog, per quel che vale…)
    Anch’io credo che il manualone di Pathfinder sia il vero “4th ed.” – e le semplificazioni sono più che benvenute.
    Più che con l’Hero System – col quale ho poca dimestichezza – credo proverò a far girare i prossimi giochi fantasy su Savage Worlds, che è leggero, leggerissimo, e maledettamente veloce.

    Alla gente della Paizo dedicherò in futur più spazio, credo, soprattutto per la loro recente attività di archeologi del fantastico con la collana “Planet Stories”.
    È bwello vedere che ci sono appassionati che riescono a fer qualcosa di grande.

    Sui power gamer, stendo un velo pietoso.
    Ho un “resident munchkin” al mio tavolo da anni – dopo la prima sorpresa (e relativa stizza), in fondo è divertente… un po’ come il Wilie E. Coyote, per intenderci. 😉

  3. Eh eh. Guarda io dopo qualche anno di assenza dal tavolo di gioco ho deciso di tagliare di brutto in partenza proprio nella selezione dei giocatori. La cricca dei “tomellatori” purtroppo è una piaga pandemica che conosco bene e solo con l’inflessibilità sono riuscito ad arginarla.
    Non conosco Savage Worlds ma mi ci dedicherò. Sempre simile ma piu semplice del d20 avevo letto un po’ di True20… conosci?
    Io sono un patito di hero system ma in effetti potrebbe sembrare un sistema un po’ pesante per chi cerca di snellire il gioco… il TriStat di BESM sembra essere un giusto compromesso sulla scia di Hero System ma molto semplificato, dacci un occhio se non lo conosci già!
    PS: figata conoscere altri zombofili!

  4. True20, in effetti, sembrerebbe proprio ciò che ha ordinato il medico.
    In pratica, hanno tagliato i valori di attributi e skill ed hanno lasciato solo i bonus.
    Convertire materiale pubblicato D20 in T20 è un istante – io lo sto usando, con una carrettata di house rules e modifiche, per giocare a Conan, e funziona egregiamente.
    Resta il problema che c’è troppa roba da gestire – skill, feats, vantaggi e svantaggi – e i giocatori, dopo la mezzanotte, mi vanno in morte cerebrale…

    BESM lo conosco fin dalla prima edizione, ma richiede troppo lavoro di conversione – io sono pigro. Per Savage Worlds le conversioni si trovano già fatte in rete 😉

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