strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Non oscurità, ma ignoranza

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Madman, thou errest. I say, there is no darkness but ignorance, in which thou art more puzzled than the Egyptians in their fog.
(William Shakespeare, Twelfth Night, Atto II, scena IV, pagina 3)

Ho appena letto un lungo, interessante articolo che descrivevsa internet come la distopia terminale – il trionfo, in termini cyberpunk, delle megacorporazioni, la riduzione dell’individuo a utente, consumatore di servizi, produttore di dati, entità infinitamente manipolabile.

L’articolo, se vi interessa, lo trovate qui, ed è molto ben scritto, molto ben argomentato.
Ed è, a mio parere e tutto questo genere di cose, un elemento perfettamente integrato di quella situazione che va a descrivere – un vettore memetico, se volete, della distopia che ci presenta.

Il segnale, sempre a mio parere, si ritrova proprio nel riferimento al cyberpunk.
E davvero è indubbio che noi si stia vivendo una fase molto molto simile ad una versione molto molto squallida dei peggiori incubi del cyberpunk. Leggo quotidianamente sul giornale notizie che sono trascrizioni quasi letterali delle partite giocate a Cyberpunk 2020 negli anni ’90.

cyberpunk2020_coverpicture_hq.0

Ma…
Lo sapevate che stava per arrivare un “Ma”, vero?

Neuromancer_(Book)Ma, dicevamo, il cyberpunk era una narrativa degli anni ’80.
Sono passati trentadue anni da quando William Gibson, che all’epoca non possedeva un computer e per sua stessa ammissione non aveva idea di come si scrivesse un romanzo, scrisse Neuromancer su una macchina per scrivere meccanica.

Sarebbe finita lì, a tutti gli effetti, se il romanzo di Gibson non fosse stato accolto con entusiasmo da una certa critica che fino a quel momento aveva ignorato la fantascienza.
Finalmente un romanzo di fantascienza che era anche vera letteratura.

NovaPoi, francamente, Nova, di Samuel Delany, uscito sedici anni prima, era molto più letterario, decisamente meglio scritto e includeva tutti gli stessi elementi-chiave di Neuromancer… però era – anche – una spece opera.
C’erano le astronavi – quindi non poteva essere vera letteratura.

Ed è un peccato, perché vedete, se la critica mainstream avesse adottato Nova, come vera letteratura, probabilmente vivremmo in un mondo differente e forse (forse) non ci ritroveremmo a parlare di distopie.

Nel momento in cui una comunità – in questo caso, quella della critica letteraria – adotta un singolo titolo come esempio ultimo di qualità in una certa categoria, l’effetto è destinato a moltiplicarsi.
Il primo passo, dopo la definizione dello standard, è cercare istanze simili, precedenti e successive.

E se i critici hanno una scarsa dimestichezza col genere – avendolo ignorato per decenni – e provengono da una scuola che ha avuto finora una malcelata ossessione per il realismo, il rischio è che la narrativa d’immagianzione, magari etichettata speculative fiction perché fa più elegante, venga interpretata come una mappa della realtà e non come una ipotesi, una delle possibili n-istanze del futuro.
E un futuro negativo, nel quale la scienza non può essere una risposta1 è ciò che la critica sancì come profetico.
In fondo, in questo modo era più facile.

In altre parole, mi piacerebbe proporre l’idea, qui, a livello di ipotesi di lavoro, nulla più, che se viviamo in un mondo che percepiamo come sostanzialmente schifoso è perché ci è stato detto che era l’unico tipo di futuro che fosse logico immaginare.
E poiché noi possiamo fare solo ciò che siamo in grado di immaginare, questo è ciò che abbiamo creato collettivamente.

Hell_Comes_to_FrogtownOra, badate bene, sono il primo a sostenere l’importanza delle cosiddette self-preventing profecies e sì, io credo davvero che se non ci siamo fritti tutti quanti insieme in una stupida guerra atomica negli anni ’80 sia stato anche perché la narrativa d’immaginazione aveva messo una paura dannata addosso a tutti – e in questo, i film di Mad Max, Testament e Hell Comes to Frogtown2 operarono tutti a generare lo stesso effetto.
Certo, Mad Max vi dice che il futuro sarà dei sociopatici, Frogtown vi dice che il futuro sarà idiota, sterile e militarista e Testament vi dice che non ci sarà futuro. Angolazioni e stili diversi, che tuttavia vanno ad alimentare un certo tipo di immaginazione – una immaginazione che, magari accompagnata da una sonora risata, dice “Oh, no, ragazzi… non se io potrò fare qualcosa per impedirvelo.”

Ecco… fare qualcosa.

Ma scampato (forse) il pericolo nucleare, in capo a dieci anni, la distopia, con la dittatura ultracapitalista, l’annientamento dell’individuo e la sua riduzione a dati commerciali, era diventata non un futuro possibile ed evitabile, ma il Futuro.
E non c’era nulla da fare.
Al punto che ipotizzare una fantascienza positivista, ottimista, un’immaginario di un futuro in cui i problemi fossero non assenti, ma risolvibili, era (ed è tutt’ora) un buon modo per essere bollati come sciocchi idealisti, persone che guardano al mondo attraverso lenti color arcobaleno.

Nel futuro che ci è stato offerto come unico credibile sta piovendo.
Da quasi trent’anni.
Vi stupisce che le cose siano andate come sono andate?

STEET AND GLOW RODS

E se davvero gli unici termini nei quali siamo in grado di descrivere la realtà e la sua futura evoluzione sono mutuati da un romanzo non esageratamente brillante pubblicato più di trent’anni or sono e da successivi cloni3 – che possibilità abbiamo di sfuggire al concretizzarsi di quelle profezie, e solo di quelle profezie?

Ed è quello il problema dell’articolo che ho letto – non è in grado di descrivere la realtà al di fuori di un certo paradigma che, essendo stato accettato e metabolizzato come l’unico possibile, non può che venire implementato ad ogni nuova iterazione.

In realtà aveva ragione il Buffone nella Dodicesima Notte – non c’è oscurità, ma ignoranza.
O, se preferite, pigrizia.
Pigrizia vuol dire che è meglio… è più facile un pasto precotto scaldato al microonde che una cena anche mediocre preparata alla svelta.

2410941_f520È il microonde, il male?
La liofilizzazione ci opprime?
O siamo noi, che abbiamo fatto delle scelte, per pigrizia?
O perché qualcuno ci ha convinti che in quel modo era meglio… e noi siamo stati troppo pigri per provare a vedere se c’erano alternative…

E il discorso della pigrizia si applica moltissimi ambiti – dalla politica alla cultura.
La pseudoscienza è più comoda della scienza – non bisogna studiarla, non serve capire la matematica, non è necessario impegnarsi.
L’antipolitica è meglio che prendere un impegno civile preciso, schierarsi, scegliere una bandiera e un’ideologia – non serve informarsi, non serve leggere dei testi di storia per capire.
E filtrare la nostra percezione della realtà attraverso due servizi online è più comodo che scavare in rete in cerca di informazioni, leggere libri, scambiare opinioni con altre persone.

E poiché siamo, ahimé, ciò che metabolizziamo – sia in termini di cibo che di informazione – allora è facile, nel momento in cui sussistiamo su una dieta di pattume, che le nostre idee, i nostri sentimenti, siano pattume.
L’importante è far soldi.
L’importante è godersela.
Non nel mio cortile.
La mediocrità è un diritto.
L’umanità dovrebbe estinguersi.
Idee di merda.
Ma incolpare la tecnologia e non come noi, consapevolmente, abbiamo deciso di usarla, è solo un patetico tentativo di nascondersi dietro a un dito.

builditChissà come sarebbe stato, se invece di sdoganare Neuromante nell’84, avessero sdoganato Nova nel ’68.
Certo, ci sarebbe stato da lavorare duro.

Ma la tecnologia, secondo quegli illusi della fantascienza classica, avrebbe dovuto liberarci dal lavoro e dalla fatica…

… potrebbe dire qualcuno.
E sì, è così – ma quella libertà si ipotizzava che l’avremmo spesa per fare qualcosa di meglio, per crescere, evolvere, esplorare lo spazio esterno e interno, in pace (per citare Bill Hicks)… non per ridurci sul lastrico giocando a videopoker.

Perciò, una distopia incombe e minaccia di avvilupparci nelle sue maglie, per sempre.
Forse.
Se noi decideremo che non c’è nulla da fare.
Ma noi possiamo immaginare qualcosa di meglio, vero?
Vero?


  1. ma se non la scienza, allora cosa? Qualche bislacca teoria letteraria? Un uomo invisibile che vive sopra le nuvole? Ilpotere dell’amore di cui cantava Huey Lewis? 
  2. lasciamo al lettore come esercizio a casa la discussione di come il nuovo film di Miller sia sostanzailmente un reboot di Hell comes to Frogtown. O se volete che ci faccia un post, fatemi un’offerta… 
  3. con una spruzzata di Philip K. Dick, perché il vecchio Phil è ok, ma dimenticandosi (ooops!) che le storie di Dick sono sempre storie di speranza, anche al loro più cupo. 

Autore: Davide Mana

Paleontologist. By day, researcher, teacher and ecological statistics guru. By night, pulp fantasy author-publisher, translator and blogger. In the spare time, Orientalist Anonymous, guerilla cook.

20 thoughts on “Non oscurità, ma ignoranza

  1. Che dire? grazie. Nel mio piccolo, io ci provo, a far qualcosa. E anche tu, quindi buon proseguimento, a te, e a tutti quelli che ci si provano. Ciao!

  2. Dick, quel buontempone.

    Dopo “Colonia” guardavo con sospetto anche i calzini.

  3. Casualmente, esattamente 24 ore fa finivo di leggere il volume “Alia 3” e con esso “Una Tempesta di nome Dignità”. Che è una storia apertamente e deliziosamente positivista e di speranza di una minoranza che sa ancora immaginare e voler trovare una soluzione in un mondo che ha già scelto di inabissarsi in una distopia, con il solo dubbio di scegliere se far avverare la satira di Mike Judge mostrata in “Idiocracy” oppure buttarsi a capofitto nella scelta del medioevo prossimo venturo.
    E riguardo l’immaginazione, mi ricordo una citazione che internet ricollega a un film della Guzzanti: “Affinchè ci sia un mondo migliore bisogna almeno riuscire ad immaginarselo”. Precisamente.

    • Molti pensando a “fantascienza ottimista” pensano a storie ambientate in un mondo dove non ci sono problemi, mentre si tratta di storie in cui ci sono sia problemi che soluzioni. Ma le soluzioni – sia quando si scrive, che nel mondo reale – costano molta più fatica che la rassegnazione.

  4. E la mia domanda a questo punto è…
    Ricordo male o avevi una mezza idea per un racconto distopico “ottimista” stile Harlan Ellison? C’era quell’idea di un futuro in cui la tecnologia era per tutti, anche per le donne e si imparava come il bricolage dalle riviste… Ne hai parlato forse su Karavansara, ricordo bene? Forse ho mescolato un po’ di cose ma mi domandavo: quell’idea esiste ancora e manca solo il tempo per scriverla vero? Perchè a me il tuo post aveva intrigato parecchio…
    Dimmi, intendi ancora scriverla? Perchè io ancora spero di leggerla…

  5. interessantissima analisi! cerco di recuperare Nova!

  6. si discuteva proprio l’altro giorno, tra amici, sul fatto che nei primi duemila c’era grossa preoccupazione per le megacorporazioni, probabilmente veicolata anche dal ciberpunk degli anni novanta, e ora che tante distopie sono realtà, la preoccupazione è totalmente sparita…

  7. Premessa: ottima la citazione a Dick. Grande uomo, grande scrittore.

    Allora, mi piace il discorso sulla pigrizia e sul “pattume interiore”. Il punto è che l’opzione di un futuro che non sia merda si regge su un concetto particolare, ovvero che l’umanità non sia composta prevalentemente da idioti.
    Elemento che, in mia opinione, si dimostra come vero ogni giorno di più.

    P.S. “Che schifo ci sono le astronavi”

    • Ma non è una tara genetica – è una forma culturale.
      Continuiamoi a sentirci dire che essere idioti è il meglio – e chi prova a sostenere il contrario si sente dire che è snob.
      Ma non è una condizione irreversibile.
      È possibilissimo che stia diventando ogni giorno più difficile, ma rimane uno stato di cose che si può cambiare… che si deve cambiare, se vogliamo sopravvivere.

      • Touché.
        Punto di vista interessante. Ormai ho assunto che l’uomo, nel suo complesso, sia stupido. Ma magari mi sbaglio.

        D’altra parte, anche fossimo snob dicendo ciò non ci vedrei nulla di male, se snob vuol dire sentirsi sopra a qualche tipo di idiota.
        Idioti i quali spesso si sentono superiori ad altri e via dicendo.

        Non che questo voglia essere un’esaltazione dello snobismo, anzi.

        • Se fossimo stupidi a livello di specie, non saremmo arrivati fin qui.
          Ma il cervello, come qualunque altro muscolo*, dev’essere esercitato, o atrofizza.
          (* vediamo chi è il primo a segnalare che non so nulla di anatomia)

  8. Bell’articolo! Io devo dire che, con tutti i suoi limiti, ho apprezzato Neuromante, anche appunto per la sua atmosfera molto anni ’80. Il clima della guerra fredda ha avuto un grande ruolo, secondo me, nel rendere la visione del futuro che avevano in quel periodo così buia. Il contrasto con il positivismo di un Asimov, per esempio è allucinante, eppure nel futuro che immaginava lui di problemi ce n’erano eccome!

    • Ma erano problemi per i quali si cercava attivamenmte una soluzione – che non era perfetta, spesso, ma c’era.
      E grazie al cielo la fantascienza ottimista esiste ancora, anche se a quanto pare chi la legge non è figo.

      • Si, infatti è una delle cose che mi piace di più di lui, quella fede incrollabile che l’ingegno umano ci può far uscire dagli “Abissi d’acciaio”. Anche quel modo di esplorare le possibilità come semplice “what if”, senza troppi giudizi morali, ma solo per dare sfogo all’immaginazione, non fa più tendenza.

  9. Analisi molto interessante: il modo in cui immaginiamo il futuro è sicuramente legato a come vediamo il presente. Questo si riflette sul rapporto che abbiamo con la tecnologia. Il futuro che immaginavamo negli anni ’50/’60 era un futuro di progresso, un mondo più giusto e migliore, perchè lo immaginavamo a partire da quella situazione di fiducia e speranza che si viveva in quel periodo (poi dipende comunque dai diversi autori, ma il sentimento popolare era generalmente ottimista). La fantascienza successiva è completamente diversa, e ha molta più influenza perchè la gente comune comincia a condividire quel pessimismo. Come dici giustamente, oggi “non c’è oscurità, ma pigrizia”: il rischio maggiore verso cui andiamo incontro è diventare sempre più pigri e delegare sempre di più a una tecnologia che ci schiaccerà. Tanto ormai siamo sicuri che vivremo come in Matrix tra vent’anni… è come se non si volesse immaginare un futuro diverso.
    Complimenti per il blog!

    https://formatoberliner.wordpress.com/

  10. Pingback: L’ignoranza è forza, etc… | Book and Negative

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